Current_ Tv è arrivata in Italia, presentata direttamente da Al Gore, suo fondatore. Completo blu scuro, camicia azzurra e cravatta regimental, giù a scendere fino ad un paio di stivali texani. Sorriso ammaliante, grande presenza sul palco e sicurezza nei gesti, per colui che aveva il compito di presentare le potenzialità della propria creazione al primo paese non anglofono – il nostro – in cui Current Tv viene esportata.
Le presentazioni ufficiali si sono divise ieri tra due eventi, entrambi organizzati a Roma. Prima una conferenza riservata ai giornalisti, svoltasi in mattinata presso l’Ara Pacis, e poi un incontro aperto ai blogger nel primo pomeriggio al teatro Ambra Jovinelli, con relativa diretta televisiva su Sky Tg 24. Sul palco, insieme al Premio Nobel, figuravano i “nostri” Marco Montemagno (giornalista di Sky Tg 24 e Ad di Blogosfere) e Tommaso Tessarolo (direttore di Current Italia).
La partecipazione a questo secondo incontro ha favorito interessanti spunti di discussione, già ripresi da numerosi blogger presenti all’evento tra cui segnaliamo i post di Mafe de Baggis, Stefano Vitta, Giovanni Barbieri, Alessio Jacona.
Le note a margine non possono dunque che essere riflessioni sulla valenza dell’iniziativa e sugli scenari a breve-medio termine che l’arrivo di Current Tv in Italia aprirà. Si parla spesso di web 2.0, di UGC (user generated contents), e si finisce ancor più spesso a visionare slide e filmati che ritraggono combinazioni amatoriali di Mentos + Diet Coke. Interessante, certo. Divertente, anche, per un fenomeno da analizzare senza quel piglio così snob di parte dell’accademia nostrana.
I presupposti di Current sono seri. Qui si vuole esportare la democrazia, non certo invadendo paesi apparentemente ostili, bensì proponendo una valida alternativa – democratica, orizzontale, partecipata – al flusso mainstream della televisione generalista. Il modello di Current negli States ha funzionato, avrebbe potuto funzionare certo meglio se è vero che – come ha tenuto a precisare Al Gore – l’invasione dell’Iraq è stata dettata anche dalla poca informazione messa a disposizione dei cittadini americani. Vero in parte, superficiale per lo più, un po’ demotivante se a dirlo non è certo il miglior amico di George W. Bush.
“Quando l’informazione è nelle mani di pochi la democrazia ne soffre”. Verissimo mister Gore, ma ora cosa accadrà in Italia? Sky, Berlusconi, la stampa tradizionale, come accoglieranno – si chiedono i blogger – questa ventata di novità? “Noi non chineremo la testa di fronte a nessuno, fosse Stato o multinazionale” sentenzia Al Gore, “perché è meglio fallire che abbassare il capo di fronte alle imposizioni di un potere economico o politico”.
Ma Current Tv cos’è in realtà? E’ un ibrido tra web e tv, ma sarebbe certo riduttivo etichettarla come “Web Tv”. Il suo scopo è nobile: non prendere semplicemente contenuti e informazioni dalla Tv prima di riversarli sul web. No di certo, con Current le notizie e i contenuti provengono dall’individuo, senza filtri, senza intermediazioni. Ma Current è sopra ogni altra cosa un format, che come tale può essere replicato in altri paesi e integrato con abitudini culturali e sociali del contesto in cui viene esportato.
Sarà dunque estremamente interessante analizzare il modo in cui questo format si integrerà con la cultura e la società italiana. Cultura e società – le nostre – ancora troppo generaliste, ancora troppo poco aperte alle conversazioni che vengono dal basso, ancora troppo poco inclini a raccogliere i contenuti degli utenti, quando i contenuti pretendono di essere qualcosa di più delle riprese vacanziere girate con il telefonino.
Current è un format. Sarà interessante studiare la replicabilità di questo format, sperando che, come spesso accade con i format televisivi, non si senta il bisogno di cambiare “conduttore” o, ancora peggio, di terminare le trasmissioni.
In bocca al lupo Current Tv!
Photo credits: Simone Brunozzi
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